sabato 15 agosto 2015

La trappola della povertà


Il debito pubblico dell’Italia


L’eccessivo ottimismo sulle prospettive future è una trappola per il recupero, quando  le aspettative di crescita futura non si realizzano.
Nel caso banale di una persona in debito la stima eccessiva di aumenti dei futuri guadagni  porta ad accettare il rischio di assumere ulteriori debiti che poi non si riesce a rispettare ed è quì la trappola dei debiti e della povertà.

Il caso del debito pubblico italiano la situazione è più complessa; risale infatti ai tempi dell’unità dell’Italia.
Cavour consolidò i debiti dei vari Stati uniti nel regno d‘Italia e non ebbe troppi problemi. A qual tempo per votare occorreva avere un censo ed un’istruzione e non si aveva la tendenza alla dilapidazione.
Mussolini cercò di fare il suo meglio prima bruciando i certificati del debito al Vittoriano, poi inventando la rendita italiana al 5%. Molto al di sopra ella crescita del PIL di quel tempo, ma almeno non doveva restituire il prestito.
Dopo la guerra l’inflazione ridusse il debito al 3% del valore iniziale e l’Italia ebbe un po’ di respiro.
Ma già nel ‘74  Guido Carli e costretto a dare in pegno alla Bundesbank una parte rilevante delle riserve auree per un prestito in marchi, in Italia ha fortuna per via di una inflazione galoppante.
Nel ’93 ancora le cose si mettono così male che si emette un prestito trentennale  al 9%, in pratica un tasso da usura.

Ma saltiamo all’ultimo della serie Berlusconi-Monti-Letta-Renzi.
Ormai la lezione di Adam Smith, che un buon bilancio è un bilancio in pareggio, è ben appresa, tuttavia con un’eccezione che il punto di equilibrio non è più il pareggio ma un deficit del 3%!
In nessuna azienda si accettano debiti a un tasso superiore alla crescita attesa. Per l’ Italia, dopo che nel 2013 il Pil è ancora ai valori del 2000, mentre la popolazione è cresciuta del 5%, cioè siamo in media più poveri del 5%, nessuno si aspetta  una crescita del 3%.

Quali sono le ultime invenzioni?
Appropriarsi del 26% della rendita finanziaria, di fatto è come appropriarsi del 26 % dei depositi degli italiani, tranne che non basta perché tutta la borsa italiana vale 500 miliardi, ben meno dei 2100 miliardi del debito pubblico.
Per depositi sopra i 5M€ la tassa è ancora sotto a quanto pagano i sudditi della regina, per altri ha provveduto Berlusconi a tenere i buoi nella stalla con Serpico, un programma che controlla tutti i movimenti  finanziari verso l’estero.
Inserire il fatturato della mafia e del sommerso nel PIL in modo a rendere minore il rapporto deficit/PIL.
L’ultimo della serie, almeno si gode un gelato! 

Alcuni rimedi

Un punto cruciale è la creazione di posti i lavoro.
Lo stato è il maggiore stake-holder di un’azienda: cioè vanno più soldi nelle tesoreria di stato che in tasca ai lavoratori.
 La creazione i posti i lavoro è essenziale per il bilancio dello stato, oltre ovviamente per la soluzione dei gravi problemi creati dalla disoccupazione.
Il primo aspetto da considerare è l’eliminazione del cuneo fiscale, cioè il peso che i prelievi previdenziali e fiscali su quanto realmente viene remunerato il lavoratore.
Sarebbe sufficiente mettere a carico delle aziende l’8% della remunerazione e lasciare al lavoratore la decisione dell’ammontare a versare allo INPS per la futura pensione.
I sei miliardi dati come bonus fiscale sarebbero stati sufficienti a coprire la creazione di 200 mila posti di lavoro per anno per ben cinque anni.

L’illegalità e l’inefficienza dell’amministrazione dello stato sono le maggiori cause del declino dell’Italia.

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