venerdì 27 febbraio 2026

Il pronto soccorso a Catania

Il pronto soccorso a Catania e l'onda geriatrica

Questo post analizza la situazione dei pronto soccorso a Catania, collegandola all’invecchiamento della popolazione e all’onda geriatrica generata dal baby boom.

A Catania, quando si parla di pronto soccorso, si sentono spesso storie poco edificanti.
Medici assegnati al pronto soccorso come primo impiego.
Pazienti che aspettano anche giorni prima di poter essere ricoverati in reparto.
Stipendi inadeguati e rischio di violenza da parte di parenti esasperati.

Eppure, sia i posti letto sia il numero di medici in Sicilia sono sostanzialmente allineati al resto d’Italia.
Recentemente, nel mese di dicembre, Il Sole 24 Ore ha pubblicato un’analisi di AGENAS sui pronto soccorso italiani.
Gli ospedali di Catania non brillano né per tempi di attesa né per numero di abbandoni prima della visita.

Abbandoni prima della visita
• Ospedale Riuniti Villa Sofia–Cervello (Palermo): 24,7%
• Dei Colli (Napoli): 23,1%
• Garibaldi (Catania): 15,6%
• Vico Benfratelli (Palermo): 18,2%
• Papa Giovanni XXIII (Bergamo): 9,9%
• Santa Maria di Terni: 0,3% (tra i più bassi)

Tempi di attesa maggiori di otto ore
• Riuniti di Palermo: 20,7%
• Cardarelli di Napoli: 20,4%
• Garibaldi (Catania): 15,4%
• Cannizzaro (Catania): 14,4%
• Mauriziano (Torino): 17,9%
• Sette Laghi (Varese): 15,3%
• Ospedali di Padova e San Carlo di Potenza: circa 1%

In questo articolo mostreremo che si tratta in parte di un fenomeno nuovo:
il baby boom si sta trasformando in un’onda geriatrica che aumenta la pressione sul Servizio Sanitario Nazionale.
Concluderemo con alcune riflessioni sui possibili rimedi.

Andamento delle nascite e popolazione residente

Il baby boom è definito come il notevole aumento delle nascite che si è avuto dal 1954 al 1964, quando fu superato il milione di nascite annue.


FIGURA 1

Osservando il grafico delle nascite occorre notare che, dopo cinque anni di nascite ridotte durante la guerra, nel 1946 si registra un aumento del 27%.
Il livello rimane elevato nel 1947 e nel 1948.

Si tratta di un primo, sostanzioso baby boom, spesso sottovalutato rispetto a quello successivo degli anni 1954–1964.
Dal 1954 al 1964 si entra nel baby boom pieno, con un picco nel 1964 di oltre un milione di nati. Le nascite rimangono superiori al puro ricambio generazionale fino al 1974, quando, in coincidenza con la crisi petrolifera, iniziano a diminuire in modo marcato.
Dal 1980 al 2008 le nascite rimangono circa costanti.
Si osservi inoltre che la popolazione presenta un andamento molto più regolare rispetto alle nascite. Questo è dovuto al forte flusso di residenti stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana: oltre 600 mila negli ultimi tre anni.
Ciò spiega perché nel grafico della popolazione non si osserva più il calo delle nascite tra il 1949 e il 1953.
La crisi economica del 2008 ha dato origine a una riduzione continua delle nascite, destinata in futuro ad avere grandi ripercussioni sulla vita del Paese.

Popolazione di Catania

La popolazione del Comune di Catania presenta caratteristiche in parte differenti rispetto al dato nazionale.
Il motivo principale è che, di fatto, in Sicilia la guerra è terminata circa due anni prima che nel Nord Italia.

 



 

Nel grafico sono riportati gli andamenti della popolazione per anno di età.
Si osservi come, intorno ai 50 anni, le donne comincino a prevalere sugli uomini.

L’onda geriatrica

Il primo baby boom del 1946–1948 ha anticipato la pressione che oggi osserviamo.
Le coorti nate in quegli anni hanno oggi circa 78–80 anni.
A 80 anni si osserva il massimo del numero di decessi maschili, ma gli uomini con salute più precaria sono già morti da diversi anni.
Le donne vivono mediamente 5–6 anni più a lungo degli uomini e godono in media di migliore salute.
Una coorte — cioè i nati in uno stesso anno — diventa fragile, cioè più suscettibile a malattie e quindi a ricorrere a ospedali, ambulatori e pronto soccorso, in un arco temporale piuttosto ampio, dell’ordine di 15–20 anni.
Un uomo può morire prematuramente a 75 anni, mentre una donna longeva può morire a 90 anni.
Il periodo durante il quale una generazione diventa fragile è quindi molto ampio.
Il primo baby boom termina nel 1948; quello propriamente detto del 1954 inizia solo sei anni dopo.
Le donne longeve nate nel 1948 hanno ancora molti anni da vivere, ma gli uomini con salute precaria nati nel 1956 cominceranno già a morire quest’anno.

Le due onde quindi si sovrappongono completamente.
Siamo in piena onda geriatrica.

Inoltre, dopo il picco del 1964, il livello delle nascite è rimasto elevato per circa dieci anni.
L’onda geriatrica durerà quindi per oltre 25 anni.

Decessi a Catania nel 2024
Un indicatore estremo della fragilità — cioè della suscettibilità alle malattie e alla richiesta di assistenza medica — è la morte.
Per avere un’idea della distribuzione della salute osserviamo l’età dei decessi.





FIGURA 3

Osservando i decessi avvenuti nel 2024 si nota subito che la distribuzione è piuttosto ampia.
Per gli uomini i decessi vanno dai nati nel 1933, tra i più longevi, ai nati nel 1948 tra i più fragili, se si considerano solo i valori entro il 20% del picco.
Per le donne la distribuzione va dal 1930 al 1941.
È importante ricordare che il decesso rappresenta solo la fase finale.
Prima vi sono uno o due anni di fragilità clinica, che generano accessi al pronto soccorso e ricoveri.
Se avete festeggiato molti compleanni, niente paura: anche a Catania vi sono numerosi centenari, felici di accogliervi nel gruppo.

Mortalità a Catania

Potrebbe sorgere il dubbio che il calo delle nascite tra il 1948 e il 1954 dia un po’ di tregua ai pronto soccorso.
Purtroppo non è così.
La differenza di aspettativa di vita tra uomini e donne e l’ampiezza dell’arco temporale in cui si diventa fragili fanno sì che l’onda geriatrica continui almeno fino al 2050.
Ho quindi stimato i decessi fino al 2030.
Risultano in crescita mediamente del 3% all’anno.


FIGURA 4

Le curve con i pallini rappresentano le previsioni.
Il grafico può non essere immediatamente chiaro; riporto quindi una sintesi numerica.

Anziani (65–79 anni)


Uomini                       Donne
Attuale (2025)    21.921                       27.108
Previsione (2030)    22.93928.629
Crescita %                                               +4,6%+5,6%

Vecchi (80 anni e oltre)

Uomini                               Donne
Attuale (2025)7.060                                  13.057
Previsione (2030)8.278                                  13.877
Crescita %                                          +17,3%                                    +6,3%

È evidente che la fascia oltre gli 80 anni cresce molto più rapidamente rispetto alla fascia 65–79 anni, soprattutto per gli uomini (+17,3% in soli cinque anni).

Accessi e ricoveri

In Italia si registrano circa 18 milioni di accessi al pronto soccorso ogni anno.

Di questi, circa 8 milioni si trasformano in ricoveri.

Più della metà degli accessi non viene ricoverata.

Una parte di questi accessi è inevitabile.
I dati sembrano suggerire che il pronto soccorso svolga anche la funzione di guardia medica.
Il numero limitato di posti letto fa sì che molti pazienti restino in barella per ore, talvolta per giorni, in attesa di un posto in reparto.

La spesa sanitaria nel contesto nazionale

La spesa sanitaria pubblica in Italia è circa 132 miliardi di euro.
La spesa sanitaria totale (pubblica + privata) è circa 170–175 miliardi, pari a circa l’8–8,5% del PIL.
La spesa privata è circa 40 miliardi.

Le famiglie italiane spendono:
• oltre 110 miliardi in trasporti
• circa 90 miliardi in ristorazione
• circa 30–35 miliardi in turismo all’estero
• circa 70–75 miliardi in tempo libero e cultura
• circa 40 miliardi in spesa sanitaria privata

Si può stimare che la spesa del SSN sia attorno ai 10 miliardi per il comparto di emergenza.

Mi sembra quindi evidente che molti cittadini sarebbero disposti a pagare pur di avere un servizio medico migliore.
Le tasse magari si pagano malvolentieri; per le spese sostenute direttamente si è spesso molto più disponibili.
Ma il pronto soccorso è un monopolio di Stato.
Un servizio uguale per tutti e per il quale non è possibile pagare per avere un trattamento diverso.
La frustrazione che si prova al pronto soccorso è quindi comprensibile.

Conclusione

I problemi dei pronto soccorso sono molteplici.

Dalla spesa spesso inadeguata,
all’organizzazione non sempre orientata ai risultati,
alla mancanza di trasparenza e strumenti di controllo.

Malgrado ciò alcuni pronto soccorso riescono comunque a fornire un servizio adeguato.

Mancano tuttavia strumenti di confronto a livello nazionale e sistemi efficaci per diffondere le pratiche migliori.
Si è inoltre aggiunto un fenomeno ben presente nella mente di tutti, ma arrivato con alcuni anni di anticipo: l’onda geriatrica.

Questa ondata durerà probabilmente oltre 25 anni, più a lungo di quanto generalmente si pensi.
In parallelo esiste un altro problema, forse ancora più grave: il crollo delle nascite seguito alla crisi del 2008.
I piccoli centri urbani stanno perdendo rapidamente popolazione e diventa sempre più difficile garantire servizi sanitari adeguati.

Il problema della carenza di medici — che è in larga parte un problema di risorse economiche — è aggravato dall’esodo di circa 1500 medici l’anno.

Prima di concludere, una nota positiva.
Il numero di centenari in Italia è molto elevato: circa 22–23 mila.
Oltre 1000 persone superano i 105 anni e 23 hanno superato i 110.
La buona stella quindi ci assiste, malgrado i pronto soccorso — dai quali, comunque, è sempre meglio tenersi lontani.
Il medico di medicina generale potrebbe svolgere un ruolo più attivo nella gestione dei ricoveri ordinari e nella continuità delle cure.

Una migliore organizzazione, maggiore trasparenza e un uso intelligente delle nuove tecnologie possono fare la differenza.
L’intelligenza artificiale cambierà profondamente il panorama sanitario.
Chi la adotterà per primo avrà un vantaggio.